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venerdì, ottobre 24, 2003
E puttane alle puttane/2
Credo di non aver mai sentito dire puttana in senso tecnico, nel senso di una che la dà a pago. In quei casi si dice prostituta (ché poi nei casi di negre e slave dei viali bisognerebbe dire schiave). Quando si intende l’insulto sessista si dice puttana (questa l’ho sentita). E anche quando si scherza si dice puttana. È una fissazione da lessicologi involontari quella di voler tenere sempre al primo posto il significato letterale di una parola. Puttana, più o meno scherzosamente, si dice di una facile. Ci piacciono le facili? Ne ho sentiti che no e che davvero le disprezzano. Inconcepibile. A me, e sono con la stramaggioranza, mi piacciono un sacco. Dipiù: ho il culto della facilità, e manco solo in quello (facile-difficile è forse l’asse portante delle mie idee sulla vita, e non credo che ne verrò a capo). Credo fermamente che il vero insulto sia (dietro a puttana) e debba essere (portandolo davanti) rizzahazzi. Le veline (o le loro antenate del Drive-in, che a me i miei non mi facevano vedere) non sono delle puttane; sculettano dietro uno schermo; sono delle rizzahazzi. E il loro comportamento è rizzahazzògeno nel senso che lo drizza e nel senso che le ragazze lo emulano. Da cui il mio grido disperato: l’uomo è pronto, la donna no!. Ma tralasciando simili inutili regressioni (grazie Signore del fatto che ciò che ogni tanto grido non sia vero) l’unico invito non può che essere: scopiam!
Segaiolo. È un insulto sessista, occhèi. Ma se io mi glorio di essere un puttano, e nemmeno a pago, e nemmeno a prezzo di piacere (ché l’amore e pure l’amicizia mal sopportano di essere il mercimonio a prezzo di piacere teorizzato da Epicuro) ma come atto gratuito – voglio d’altro lato investire anche l’altro sesso di tutta la segaiolitudine che si merita. Ne ho sentite che si vantavano delle proprie seghe, e facevano pure bene. C’è una metafora che si sente di continuo e che ancora non sono riuscito a razionalizzare con una certa coerenza. Che cos’è una sega mentale? Nel senso comune un’attività cervellotica senza costrutto. I fagioliani (gli adepti dello psicanalista Fagioli; ho già avuto occasione di citarne perché ne conosco diversi; prima o poi ve li spiego) sostengono che sega mentale sia qualsiasi atto privo di passione. Passione vs Marchetta, insomma; e marchetta fisica come sega dentro una donna. Ma in questo senso anche una sega fisica, se fatta con passione, non è una sega (ahi la contraddizion che nol-). Le seghe fisiche hanno però una caratteristica: sono il soddisfacimento allucinatorio di un desiderio di polluzione. Allucinatorio. Immaginano una collaborazione. E le seghe mentali (tipo questa)? Immaginano un pubblico. E se cercano di compiacerlo sono invece marchette al piacere altrui? In questo senso questa è una sega solitaria, per me, per pura passione e pubblico ideale, praticamente una scopata. Mi asciugo e continuo.
La Deficiente è come quella personaggessa di Wilde (nelL’importanza di essere Ernesti) che teneva un diario privato e quindi destinato alla pubblicazione. Il suo diario fittizio è un esempio, al limite della nausea, di letteratura femminile bidimensionale.
Io, qua, “rinvio alle librerie” (come diceva di sé Montaigne) anche i miei amici a cui queste cose non ho mai detto (le ho dette, le ho dette).
La prima era una puttanella, una segaiola. Il secondo un pedagogo. Ma dove starebbe ‘sta differenza? Nei blog c’è di tutto di più o meno. A proposito di molti la Deficiente (acuta tropizzatrice) ha ragione. Di molti altri no. Semplice. Chi deciderà? Te, deficiente; e magari sulla base della scrittura, o almeno delle sue potenzialità, et voilà. Questo è un diario pubblico (anzi, per esser meno, anzi dipiù, segaiolo, una diaria: Cara diaria, pagamene!) e quindi destinato ad uso privato. Cari amichètti, volete sapere qualche cazzo mio? Ecco la libreria on line. Pensate: ‘Sto volume è pure gratis.
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