DEREBUS: la lohuela manifesta

lunedì, febbraio 23, 2004

   Idiologia

(presupposti generali per una compiuta giuliologia)

   La mia idiologia è composta da ideosincrasie.

   Dall'ideologia all'idiologia il passo è breve come dall'e [e] atona in posizione prevocalica del latino classico alla conseguente i [j] semivocalica che nel latino detto popolare ne ha preso il posto (pereat diventa peria ['perja] sui muri di Pompei, vinea ['winea] diventa *vinia ['binja] diventa vigna, aera diventa area diventa aria), per restarvi insediata lungo tutta la diacronia del cosiddetto italiano in un posto talmente d'onore da esigerlo anche per i prestiti dotti o stranieri con situazioni fonetiche analoghe (il fenomeno continua ad essere attivo da duemila anni, che io sappia un record; il principio del minimo sforzo come fattore di corruzione/progresso della lingua ha qui un caposaldo): l'etimologia popolare non è la sola risposta al perché l'aereoporto sia stato innalzato da certi parlanti ai cieli degni di un arioporto, l'industria pesante delle idee alla leggerezza di un io un po' idiota.

   Ma sia chiaro che a me dell'idiologia interessa un'unica branca, la giuliologia, la mia scienza politica interna, i cui partiti (qua oggetto di studio) sono le ideosincrasie, legittimate a tale ruolo dalla loro sincerità visceral-intellettuale (Nice sulla genialogia della morale) e dalla loro morfologia estetica (ancora Nice sull'unica giustificazione della vita); e dall'idiosincrasia all'ideosincrasia il passo è lungo

-come dal pensiero alla parola?

-come dal proporre all'utilmente votare?

-come dal dire al fare?

-(c'è un libro di Pontiggia, tristissimo senza un perché, secondo me perché l'ha scritto ché era sfavato, in cui c'è un prof (in ambito radicale-dirigenziale-romano (prima Dupuis, ora anche Daniele) hanno cominciato a chiamarmi prof, sic) che parte dall'interrogarsi sull'origine del linguaggio e finisce per scrivere un opus magnum sull'etimologia della parola origine. Ora: a parte che in quel libro lì - sì, ma la domanda è: trattasi di brutta fine? La parentesi per dire che:) come dall'enunciare all'agire almeno nell'enunciazione in quanto procedimento estetico di base?

E mi si scuserà l'idiolessia.

postato da gorgide | 02:20 | commenti (2)

domenica, febbraio 22, 2004

   Al beowulf! Al beowulf!

   Essere figlio di filologi è una vita difficile. Quando da piccino mi chiedevano che mestiere facessero i miei avrei potuto limitarmi a rispondere: fanno il professore e la professoressa. Ma ero figlio di filologi e allora puntualizzavo: fanno il professore di filologia romanza e la professoressa di filologia germanica. Per i più ovvi motivi, non riuscivo mai a spiegare cosa fosse 'sta filologia, e i tecnici aggettivi "romanza" e "germanica" non aiutavano nell'impresa. Ma siccome "germanica" assomigliava a "germania" (ahi fallacia! il tuo nome è paronomasia!) bypassavo allegramente la "romanza" e spiegavo che mia madre studiava l'antico tedesco. Non credo che siano in molti i ragazzini che annoverano fra i loro traumi infantili la scoperta che il latino non possiede le preposizioni articolate, e che dunque non tutte le lingue possiedono questa fondamentale (in quanto italiana) struttura grammaticale, eddunque eddunque... (con questo non voglio farvi credere che in quinta elementare io parlassi correntemente latino; il latino non lo so a tutt'oggi, all'università (come tante altre difficoltà in vita mia) ho bypassato anche quello - e questo, se non altro, mi mette al riparo da diverse vanitatum sapienziali). Non credo siano in tanti i ragazzini che hanno considerato perfetta la propria lingua per la corrispondenza fonemi-grafemi e che hanno di conseguenza subìto come imposizione paterna il fatto che invece questa perfezione non sussistesse (quasi! quasi! il maledetto quasi! ma intanto continuo ad aborrire l'inglese e a considerare la sua pazzesca discrasia fra suoni e resa grafica non meno restia a farsi apprendere degli ideogrammi cinesi, e molto meno affascinante - il che mi ha esentato ad oggi dall'apprendere come dottor Johnson e professor Kien comandano sia inglese che cinese). Non credo che parecchi- eccetera.

   Si può riscontrare una certa anaffettività nel fatto che non mi abbiano mai spiegato che filologia significa amore per la parola? O anzi questo mi ha affettuosamente posto al riparo dalle ironie che ne avrei senz'altro ricevuto in cambio? Certo, in primo luogo le loro. In quanto che la filologia è un amore per la parola che la colma d'attenzione ma non la fa traboccare di senso (sarà mia questa? mah). E nel frattempo mi sono scelto una materia, se non un mestiere, dal nome bypassabilmente complicato: Letteratura Comparata. Ma rispetto a gente come Steiner o Canetti, ebrei cosmolingui per diritto di nascita, mi sento un po' come una caricatura; io non so bene nessuna lingua, nemmeno quella assegnatami dallo stato-nazione di cittadinanza; la mia madrelingua (e si sa che a volte è seccante constatare quanto una lingua sia materna), per sorte e per ideosincratica scelta (avevo sette anni e due mesi), è la mia calata, e il sineddotico fenomeno fonetico che meglio la incarna (l'unico, si badi bene, degno d'un nome quasi proprio fra quanti la Parola ce n'ha dati): la gorgia.

   Ma per oggi il gorgide si è sputtanato abbastanza. Il resto alla prossima, disse Amleto.

postato da gorgide | 23:17 | commenti (2)

sabato, febbraio 21, 2004

In attesa di ulteriori interventi, si segnala l'ennesimo piccolo capolavoro del Braccini e un'interessante discussione in calce a un bel pezzo altrui. Ci si rammarica pubblicamente, inoltre, che Radio Radicale non abbia ancora messo on line l'assemblea dell'Andrea Tamburi tenutasi il 31 gennaio (nel corso della quale il nostro cognominato eroe ha fatto un breve intervento che vorrebbe tanto risentire); si comunica che per nonancoraespletati impegni il nuovo Disobbedisco tarderà ancora a nascere e si rimanda infine (se volete leggere qualcosa di radicale) al bel blog (già esauritosi nella sua funzione) di'mMeha e allo pseudoblog di'bBanda (linkate, linkate, qualcosa resterà).

postato da gorgide | 18:56 | commenti

Questo blog riapre precipitosamente i battenti per diffondere la seguente notizia più vera del vero: Naomi Wolf accusa Harold Bloom di averla molestata sessualmente vent'anni fa, ai tempi in cui lei era una sua studentessa. L'era teocratica avanza a grandi passi.

(grazie a Spocchia)

postato da gorgide | 00:06 | commenti

visitato *loading* volte